Un’analisi della situazione geopolitica in Nord Corea

(Questo articolo è apparso anche su Gli Stati Generali)

 

Nelle righe che seguono riporterò la mia visione su ciò che purtroppo sta accadendo e potrebbe accadere nel mondo nei prossimi giorni. E’ una carrellata di fatti e la mia interpretazione degli stessi.

I rapporti tra USA e Russia

In questo periodo la maggior parte delle persone è con il fiato sospeso per ciò che sta facendo la Corea del Nord. Tuttavia, ciò che a mio avviso bisogna valutare sono i rapporti tra Russia / Cina e USA, che sono i veri protagonisti della situazione geopolitica in Asia, così come nel resto del mondo. In particolare, occorre guardare ai rapporti tra Russia e USA, che negli ultimi decenni hanno mostrato di essere i paesi più attivi sullo scacchiere geopolitico.

Come è stato riportato dall’intelligence americana, la Russia avrebbe molto probabilmente interferito nelle elezioni presidenziali degli USA per favorire la vittoria di Trump. In particolare, ci sarebbe stata la Russia dietro l’hackeraggio del server personale che Hillary Clinton usava per ricevere informazioni riservate dai suoi collaboratori e per comunicare con gli stessi, così come dietro ad altre simili azioni a danno del Partito Democratico in USA. La ragione è che Hillary Clinton era un potenziale presidente molto sgradito a Mosca, in quanto, quando è stata segretario di stato durante l’amministrazione Obama, avrebbe giocato un ruolo rilevante nel far avvicinare ulteriormente l’Ucraina all’Europa (come sappiamo, erano cominciate le pratiche per un ingresso dell’Ucraina nell’Unione Europea).

Inoltre, già durante le primarie, Trump aveva annunciato apertamente che se fosse diventato Presidente degli Stati Uniti avrebbe cominciato una politica distensiva nei confronti della Russia (“Voglio restaurare completamente le relazioni con la Russia”, “Siamo odiati in tutto il mondo. E’ anche nostro interesse mantenere buone relazioni con altri paesi, come la Russia”…queste alcune frasi di Trump, allora!). E’ stato poi riportato dai media che, quando Trump vinse le elezioni politiche, nel parlamento russo, riunitosi, ci fu un’ovazione. Molti osservatori della scena politica, compresi molti semplici cittadini in tutto il mondo, credevano che con Trump ci sarebbe stato davvero un avvicinamento storico tra le due super potenze, in quanto, si è ripetuto spesso, i due leader avrebbero pensato a fare affari economici a vantaggio dei propri paesi – e magari anche a vantaggio personale, dato che Trump è un grande imprenditore e che Putin è vicino a un’elite di grandi imprenditori russi (petrolieri, magnati del gas, industriali, costruttori, ecc.) – dimenticandosi, Trump, di questioni geopolitiche e problematiche etiche spesso sollevate dai politici democratici americani, quali l’interferenza della Russia nel processo di integrazione europea dell’Ucraina, l’invasione e l’annessione della Crimea, il sostegno militare al regime di Assad in Siria, il sostegno al dittatore Lukashenko in Bielorussia, il disprezzo di una parte dei diritti umani e civili in territorio russo, in particolare i problemi di omofobia, razzismo, della violenza sulle donne, della libertà di stampa, nonché la denunciata forte repressione dell’opposizione politica costituita soprattutto da comuni cittadini, giornalisti e politici russi, tra cui sospetti omicidi di giornalisti e processi giudiziari ad hoc per far fuori contendenti politici. Quindi, se, considerate anche le accuse molto simili che sono state mosse e continuano ad essere mosse a Trump e a i suoi seguaci ed elettori (maschilismo, razzismo, omofobia, scarso rispetto delle prassi democratiche), era del tutto verosimile aspettarsi una nuova, insolita alleanza russo-americana – motivata anche e soprattutto dalla politica “no global” di Trump, dalle accuse di affarismo, nonché dai suoi reiterati annunci di non voler continuare a pagare eccessivamente per la difesa degli alleati della NATO e, addirittura, per il fatto di aver messo in dubbio la stessa sopravvivenza della NATO (!) (basti ricordare le sue frasi: “La NATO è obsoleta…se la NATO si rompe, si rompe”) – sorprendentemente, alla prova dei fatti, è accaduto l’esatto contrario!

[Per inquadrare meglio le dichiarazioni di Trump sulla NATO e per comprendere ulteriormente le portata delle tesi sostenute nel prosieguo di questo articolo si consiglia la lettura di questo mio precedente articolo]

In conclusione, oggi possiamo senza alcun dubbio dire che Trump ha preso in giro la Russia. L’ha usata per ottenere sostegno (probabilmente anche economico, nonostante potesse non averne un gran bisogno) e ha fatto tutto il contrario di quanto annunciato in campagna elettorale in materia di politica estera per ciò che riguarda i rapporti con la Russia e il ruolo degli USA nelle crisi internazionali, che si configura come più ostile di quello dei politici democratici americani, apparendo al contrario di classico stampo repubblicano, sia nella gestione della situazione in Siria, che nella crisi nordcoreana. Infatti, per esempio, se Trump annunciò in campagna elettorale che “non si possono difendere” le fazioni militari anti-Assad favorevoli all’instaurazione di una democrazia in Siria (come cercava di fare, malamente, l’amministrazione Obama) “perché altrimenti finiamo per far guerra contro la Russia”, alla prova dei fatti è finito ad andare ben oltre l’audacia di Obama, permettendo al generale americano di difendere militarmente le fazioni anti-Assad favorevoli all’instaurazione di una democrazia in Siria e non scusandosi per l’abbattimento di un jet siriano che aveva bombardato i ribelli democratici. Senza dimenticare il suo stesso ordine di lanciare dei missili contro il sito siriano da cui sarebbero partiti gli attacchi chimici contro la popolazione siriana a Idlib, il 4 Aprile scorso.

In verità, sin dall’inizio della sua amministrazione, Trump ha regalato quasi solo malumori a Putin, il quale non ha esitato a dire che i rapporti tra Russia e USA “sono i peggiori dai tempi della guerra fredda”.

In questi mesi tra USA e Russia è successo di tutto e quasi tutto quello a cui abbiamo assistito e a cui stiamo assistendo fa molto paura ed è di cattivissimo auspicio. Ecco un elenco:

  1. I già citati cyber attacchi russi e il rilascio delle informazioni raccolte tesi a orientare il voto delle elezioni politiche americane. La Russia avrebbe violato i sistemi informatici del Partito Democratico americano e raccolto informazioni riservate per più di un anno e mezzo. Avrebbe poi passato queste informazioni a WikiLeaks affinché fossero più efficacemente diffuse. A ogni modo, la Russia è stata anche accusata di aver spiato molti altri enti e giornalisti americani, nonché di aver spiato l’intelligence americana, sempre grazie alla nota forza dei russi in ambito di hacking. C’è anche un sospetto coinvolgimento di Kasperky, la multinazionale russa di prodotti antivirus.
  2. A causa del cyberspionaggio, Obama ha espulso 35 importanti diplomatici russi dal territorio americano, sospettati di aver giocato un ruolo nei fatti citati.
  3. In seguito a ciò, la Russia, in diverse occasioni, avrebbe provocatoriamente sferrato parecchi attacchi informatici che hanno di volta in volta paralizzato i sistemi informatici pubblici e perfino le centrali elettriche in California e in alcuni altri territori occidentali degli Stati Uniti. Ma lo strapotere russo in ambito di hacking e l’audacia e l’aggressività di questo tipo di azioni non è nuovo. Si ritiene infatti che ci sia la Russia anche dietro alcuni attacchi informatici globali, come l’attacco del Maggio scorso, in cui sono stati colpiti 99 paesi – gettando nel panico gli ospedali inglesi, causando problemi alle ferrovie tedesche e costringendo la Renault a un calo di produzione. Allora si trattò della violazione dei sistemi operativi Windows non aggiornati, mediante un virus che i russi dovrebbero aver rubato proprio agli 007 americani. La Russia è sospettata anche di essere dietro alla violazione del mezzo miliardo di accounts Yahoo e alla possibile violazione di un altro grande numero di accounts Google e Facebook. A ogni modo, negli ultimi mesi e anni la Russia avrebbe sferrato attacchi informatici (di cui si è parlato in tutto il mondo) contro Estonia, Ucraina, Georgia, Inghilterra (1,2) e Germania, arrivando a colpire i politici inglesi e tedeschi mediante intrusioni nei sistemi informatici dei due parlamenti e colpendo perfino il computer della Merkel. Simili attacchi informatici attribuiti alle forze militari russe sono avvenuti anche contro i sistemi informatici della Farnesina. Tutto ciò mostra una grande vulnerabilità dei paesi occidentali nei confronti della Russia, da questo punto di vista, che purtroppo costerebbe cara in caso di un conflitto
  4. Le autorità investigative occidentali sospettano che alcuni di questi attacchi informatici siano seguiti dopo che Trump ha cominciato a seguire una politica estera in contraddizione con quanto affermato in campagna elettorale per ciò che concerne le relazioni con la Russia e l’azione americana in Siria. Ciò è confermato da un messaggio scritto da Shadow Brokers, ovvero il gruppo di hackers che ha reso noto di aver rubato agli 007 americani il già citato virus che dava accesso ai sistemi Windows; un messaggio rivolto a Trump (si dice scritto in un inglese stentato; qui è riportata la traduzione del Il Giornale): “Che c…..stai facendo? Shadow Brokers ha votato per te, ti sostiene. Shadow Brokers ha perso fiducia in te. Mr Trump sta aiutando Shadow Brokers, aiutandoti. Ora sembra che tu stia abbandonando la tua base, il movimento, la gente che ti ha eletto“. Tutto questo, infatti, è avvenuto dopo il raid chimico a Idlib, quando Trump per risposta ha ordinato un lancio di missili contro le basi da cui si è ritenuto fosse partito l’attacco siriano e ciò senza avvertire i russi. In quella occasione Putin ha affermato che si era “sfiorato un conflitto con la Russia” e che (come anticipato nelle righe precedenti) “le relazioni tra Russia e USA” erano “in quel momento le peggiori dai tempi della guerra fredda”. Negli ultimi mesi le cose non sono migliorate, ma soltanto peggiorate. In risposta al lancio di missili americano, la Russia ha sospeso il memorandum di cooperazione con gli USA sulla prevenzione degli incidenti aerei in Siria e solo una volta che le due diplomazie si sono chiarite la cooperazione è stata riattivata. Tuttavia, le tensioni sono riemerse quando gli americani hanno abbattuto un aereo militare siriano. Allora, di nuovo, i russi hanno sospeso la cooperazione aeronautica con gli USA. Il comunicato con cui è stata per la seconda volta sospesa la cooperazione è alquanto significativo: “Qualsiasi aereo, inclusi i droni, appartenenti alla coalizione internazionale e che operano a ovest del fiume Eufrate saranno intercettati dalle forze antiaeree russe in cielo o in terra e sarà considerato un obiettivo“. Anche in quel caso la crisi è stata temporanea e la cooperazione aeronautica è stata riattivata dopo dei confronti diplomatici tra Russia e USA.
  5. Tuttavia le tensioni tra russi e americani non sono mai cessate. Per chi non ne è a conoscenza può sembrare incredibile: ma sono ormai mesi che le aviazioni russe, americane e della NATO si provocano nei cieli del Baltico, creando rischi di incidenti disastrosi, soprattutto per le loro conseguenzePresumibilmente queste provocazioni sono state cominciate dai russi. Solo alcuni esempi: i primi di Aprile due jet militari russi, in più manovre, arrivano addirittura a sfiorare una nave da guerra americana in acqua polacche (in basso il video). Altre manovre “particolari” dei aerei militari russi si sono ripetute nello stesso mese di Aprile, prendendo di mira navi e jet americani. Ma la provocazione più clamorosa spetta probabilmente a un aereo della Nato, che il 21 Giugno si è affiancato all’aereo privato che trasportava il ministro della difesa russo, il quale era scortato da jet russi. Uno dei jet russi si è frapposto tra l’aereo della NATO e quello del ministro mostrando le proprie armi, al che l’aereo della Nato di è allontanato – dopo aver tuttavia affiancato l’aereo del ministro per oltre un minuto (si veda il secondo video).

6. Infine, ciò che è più preoccupante è la guerra diplomatica tra Russia e USA. Putin ha ordinato il taglio di ben 755 diplomatici americani entro Settembre. La decisione viene in risposta alle nuove sanzioni contro Mosca votate dal Senato americano. Si tratta comunque di una scelta abnorme, a cui è seguita la contromisura americana, in quella che ormai è diventata una faida diplomatica. Infatti in questi giorni gli USA hanno chiuso il consolato russo a San Francisco e due sedi diplomatiche russe a Washington e New YorkUn aneddoto curioso e significativo allo stesso tempo è che il giorno prima dell’evacuazione è stato visto fuoriuscire fumo dal camino del consolato russo. All’arrivo un po’ a sorpresa dei pompieri, i diplomatici russi hanno rassicurato gli stessi, tenendoli alla porta, affermando che stavano bruciando solo del materiale non identificato. Il ministro degli esteri russo si è poi lamentato di perquisizioni del FBI dopo che i locali erano stati evacuati. Infatti l’articolo 22 della Convenzione di Vienna sulle relazioni diplomatiche concordata nel 1961 stabilisce che “in assenza il consenso del capomissione, è vietato agli agenti dello Stato accreditatario accedere [ai locali della missione]. Le stanze, la mobilia, gli altri oggetti che vi si trovano e i mezzi di trasporto della missione non possono essere oggetto di perquisizione, requisizione, sequestro o esecuzione forzata”. Trattandosi tra l’altro di strutture di proprietà russa, ci sarebbe stato un’evidente violazione del diritto internazionale da parte degli americani. Tuttavia, questi ultimi si sono difesi sostenendo che si è trattato solo dell’accertamento che i locali fossero completamente evacuati, come disposto.

La situazione è più preoccupante di quanto si possa pensare a una prima lettura, in quanto le ambasciate e i consolati svolgono molteplici funzioni indispensabili per il dialogo, la cooperazione e, quel che è più importante, la reciproca fiducia tra i paesi. Le ambasciate infatti non si “limitano” a rilasciare visti e passaporti per i propri cittadini (oltre a svolgere molti altri servizi burocratici, che vanno dai servizi elettorali alle richieste di cittadinanza, dagli atti notarili alle celebrazioni di matrimonio), a informare i propri cittadini sul paese d’arrivo e ad aiutarli – in caso di bisogno, anche economicamente – a creare occasioni di apprendimento e di scambio culturale, ecc., ma cooperano anche politicamente ed economicamente con il paese ospitante. Inoltre le ambasciate e i consolati hanno anche la funzione di favorire la fiducia tra i paesi attraverso un reciproco monitoraggio. Quindi, da questo punto di vista, l’allontanamento di diplomatici suggerisce una totale mancanza di fiducia tra i due paesi e questo non promette nulla di buono.

 

I rapporti tra USA e Cina

E’ divenuta popolare la frase di Trump in cui da dei “manipolatori valutari” ai cinesi. Tuttavia, in un’intervista Trump ha espresso vivo apprezzamento e ammirazione per il Presidente della Cina Xi Jinping, dopo che è stato ospite da lui in Florida (proprio nei giorni in cui Trump ha ordinato il lancio di missili contro una base militare della Siria!). Allora ha chiesto al Presidente della Cina di aiutare gli USA con la Corea del Nord – cioè di convincere la Corea del Nord a placarsi e a smetterla con le provocazioni dei test missilistici e nucleari – in cambio di un accordo più favorevole per entrambi sul commercio, dopo le lamentele e le minacce di Trump dei mesi precedenti. Sembrava cosa fatta, ma due mesi più tardi Trump si lamentava della mancanza di progressi in Corea del Nord. Negli ultimi giorni Trump ha ribadito con i suoi tweets l’inefficacia del ruolo cinese nella crisi nordcoreana: “la Cina sta provando ad aiutarci con la Corea del Nord, ma con scarso successo”.

 

Il ruolo degli USA

Per comprendere in una prospettiva critica il ruolo degli USA in questa e altre attuali crisi internazionali suggerisco la lettura di questo mio precedente articolo. Nell’articolo si sottolinea come sia in atto da molti mesi una corsa agli armamenti su scala globale e come la politica di Trump abbia acuito questa preoccupante tendenza, ancor prima che arrivasse alla Casa Bianca. Motivi di preoccupazione sono pure le circolari presidenziali firmate da Trump fin dai suoi primissimi giorni di insediamento alla Casa Bianca, in cui si è annunciato il perseguimento della “ricostruzione delle forze armate americane” e l’aumento del personale militare (allo stesso tempo Trump ha disposto il blocco delle assunzioni per tutte le altre agenzie federali!). Stando a ciò, è legittimo temere che fin dal principio Trump avesse ben chiaro di attuare una politica militare molto aggressiva. Ricordo pure che già nei primi giorni di Agosto gli americani avevano disposto il divieto ai cittadini americani di recarsi in Corea del Nord dal primo Settembre in poi – questo è stato già allora un chiaro segnale premonitore di ciò che sarebbe accaduto questo mese. Anche se pare che tra le ragioni di questa disposizione ci fosse in primo luogo il timore di arresti di cittadini americani, dato che la Corea del Nord ha negli ultimi tempi arrestato quattro cittadini americani, molto probabilmente con accuse poco credibili, stando al resoconto della stampa occidentale. L’ultimo arresto in ordine di tempo riguarda infatti un professore di origine sudocoreana con passaporto americano che si trovava a Pyongyang per un ciclo di lezioni di finanza internazionale. E’ stato arrestato mentre era all’aeroporto, di ritorno a casa. La motivazione ufficiale dell’arresto è che l’uomo avrebbe compiuto “atti criminali di ostilità” contro la Corea del Nord allo scopo di rovesciarne il governo “non solo in passato ma anche durante l’ultima permanenza”. Ma il caso che ha fatto più eco è quello drammatico di Otto Warmbier, uno studente americano di ventidue anni, messo in galera per aver preso con sé un poster propagandistico presente nella sua stanza d’albergo. E’ stato condannato a 15 anni di lavori forzati e rilasciato sotto forti pressioni diplomatiche americane dopo 17 mesi di carcere. Il ragazzo era in stato comatoso ed è morto il giorno dopo il rilascio.

 

Il ruolo di Cina e Russia nella crisi nordcoreana: cosa hanno fatto finora? Cosa faranno e cosa succederà?

La Cina protegge militarmente la Corea del Nord. Tra Cina e Corea del Nord vige infatti un patto di mutuo soccorso in caso di guerra (già solo questo dovrebbe far correre un brivido lungo la schiena). Il patto, di durata ventennale, è stato rinnovato due volte, nel 1981 e nel 2001. Scadrà quindi nel 2021, a meno di nuove proroghe. A ogni modo, purtroppo, a quella data rischiamo di non arrivarci.

Finora la Cina ha più volte predicato lo stesso messaggio nell’arco degli ultimi mesi: ovvero ha invitato entrambe le parti, USA e Corea del Nord, ad abbassare i toni. Tuttavia la Corea del Nord ha continuato indisturbata con i suoi test missilistici e nucleari. La Corea del Nord ha il 90% dei suoi scambi commerciali con la Cina ed è anche sostenuta economicamente dai cinesi. La Cina fornisce ad esempio dall’80% al 90% delle importazioni nordcoreane di petrolio a prezzi amichevoli, decisamente inferiori al prezzo mondiale del mercato.

Inoltre gli scambi commerciali tra Russia / Cina e Corea del Nord si sono addirittura intensificati negli ultimi sei mesi! Questo ha spinto Trump a un tweet di minaccia nei confronti di Russia e Cina: “Stiamo valutando anche di sospendere le relazioni commerciali con i paesi che commerciano con la Corea del Nord“.

Questo, dopo che, negli ultimi giorni, sia USA che Giappone hanno congelato i fondi e i beni di compagnie e imprenditori russi e cinesi ritenuti finanziatori di Pyongyang. La Cina ha protestato fermamente, ma tuttavia continua a non fermare Pyongyang, quando probabilmente dovrebbe essere capace di farloammesso che Kim Jong e i suoi uomini non abbiano deciso di andare da soli qualsiasi sia il prezzo da pagare.

La mia personale ipotesi è che se la Corea del Nord va avanti con le sue azioni, sa di non aver perso l’appoggio militare della Cina e sa di poter contare anche sull’appoggio militare della Russia. A conferma di questa terrificante, ma realistica, ipotesi, le frasi dei leaders cinese e russo. Putin ha per due volte evocato il fantasma di un nuovo conflitto mondiale: “Rischiamo di andare incontro a una guerra su vasta scala…Rischiamo di andare incontro a una catastrofe planetaria”. Il ministro degli esteri russo si è riferito alla possibilità di “conseguenze imprevedibili” in caso di inizio di una guerra. La Cina ha detto che “non permetterà conflitti in casa propria” e sono state pronunciate dai massimi esponenti politici dei due paesi altre frasi simili. Se non sapessero di volersi schierare in protezione della Corea del Nord in caso di conflitto non le pronuncerebbero, a meno che non si tratti di una strategia per invitare gli americani alla prudenza. Tuttavia, personalmente mi sembra troppo azzardato che si sia arrivati a questo punto senza essere state in grado, Cina e Russia, di fermare il figliolo nordcoreano. E se usassero la Corea del Nord per tessere mire espansionistiche a oriente (contro gli Stati Uniti) e a occidente (contro l’Europa)? Nulla può essere escluso, specialmente considerata la carrellata di fatti messi insieme in questo articolo.

Una visione più ottimista potrebbe suggerire invece che, come ha accennato Putin nei giorni scorsi, i nordcoreani, sostenuti in questo dalla Russia e dalla Cina, mirino ad arrivare a un negoziato per loro molto vantaggioso, “senza precondizioni”. La frase di Putin, “senza precondizioni”, suggerisce il fatto che i sudcoreani e gli americani dovrebbero accettare di mangiare un boccone amaro in caso di negoziazione, in cambio della cessazione delle ostilità da parte della Corea del Nord. Tuttavia, anche in questo caso la situazione è molto complessa e di difficile risoluzione perché, in caso di negoziazione, gli americani chiedono a Pyongyang una completa denuclearizzazione e i nordcoreani non sono disposti a fare molti passi indietro da questo punto di vista in quanto non si fidano abbastanza di americani e sudcoreani e questa scelta comporterebbe la loro incapacità di auto-difendersi. Quel che si è saputo è che nei mesi precedenti, ai margini di un summit in Finlandia, si sarebbero incontrate informalmente due delegazioni di ufficiali americani e nordcoreani. Dopo questo presunto incontro la Nord Corea ha dichiarato ufficialmente che le condizioni erano cambiate e che le offerte americane, che in anni precedenti sarebbero state accettabili, non sarebbero più bastate per frenare il loro programma di rafforzamento nucleare e missilistico (lasciando intendere però implicitamente che si sarebbe potuto ridiscutere sulla base di offerte migliori). Se quanto riportato è corretto, allora la situazione sarebbe relativamente più rosea di quanto prospettato fino ad adesso. Tuttavia, la portavoce della Casa Bianca ha recentemente dichiarato che al momento le negoziazioni con la Corea del Nord non sono al centro dell’attenzione americana, che invece punta a indebolire ulteriormente Pyongyang attraverso le sanzioni, che potrebbero colpire anche russi e cinesi, se continuassero a non aiutare in modo decisivo mentre Putin continua a sostenere che le sanzioni non serviranno a fermare la Corea del Nord: “Sono un vicolo cieco”.

Ciò che personalmente mi convince poco di questa seconda interpretazione dei fatti che stanno occorrendo è che si giochi una partita a scacchi così pericolosa solo al fine di ottenere un accordo di pace migliore, che soddisfi maggiormente anche Russia e Cina, oltre alla stessa Corea del Nord. Ciò considerato che, se la Corea del Nord non avesse minacciato il mondo, non sarebbe stata probabilmente in agenda una risoluzione definitiva dei suoi rapporti con la Corea del Sud – ricordiamoci comunque che Corea del Nord e del Sud sono ancora formalmente in guerra, dal momento che al cessare del conflitto si è firmato un armistizio, ma mai un trattato di pace, e considerato il fatto che nel 2009 la Corea del Nord è uscita unilateralmente dall’armistizio.

 

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